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I bizzarri manoscritti da cui è tratto il seguente diario, vergati in Reikspiel con una bella grafia, sono stati trovati in una logora sacca (imbrattata di fango e sangue) rinvenuta da una pattuglia di nani nel corso di un’opera di bonifica, nella zona del Ponte dei Sorci. Al suo interno, abbastanza ben conservati (chiaro segnale che la borsa non poteva essere lì da molto tempo) erano presenti delle penne, un pennino, una boccetta di inchiostro nero, un minuscolo tampone e alcuni fogli, rilegati in modo...

Autore: Massimo Renaldini

Campagna: Marienburg, una Città in Vendita

Campagna Ufficiale:

Ultimo Aggiornamento: 5 Novembre 2008

Nota del curatore

I bizzarri manoscritti da cui è tratto il seguente diario, vergati in Reikspiel con una bella grafia, sono stati trovati in una logora sacca (imbrattata di fango e sangue) rinvenuta da una pattuglia di nani nel corso di un’opera di bonifica, nella zona del Ponte dei Sorci.
Al suo interno, abbastanza ben conservati (chiaro segnale che la borsa non poteva essere lì da molto tempo) erano presenti delle penne, un pennino, una boccetta di inchiostro nero, un minuscolo tampone e alcuni fogli, rilegati in modo abbastanza preciso in una custodia di cuoio: si trattava di una sorta di “cronaca”, che narrava di un viaggio periglioso - per il corpo, per la mente e forse persino per l’anima - iniziato ad Altdorf e tragicamente interrotto a Marienburg (se si vuole prendere per buono quanto scritto sui vari fogli).
Non è stato facile ottenere informazioni su Fredrick Mostert, l’ipotetico autore del taccuino, ma quelle poche notizie che ho reperito sembrano confermare i fatti descritti (o almeno alcuni aspetti di questo grottesco racconto): tal Fredrick Mostert era uno studente dell’Accademia Medica di Altdorf, scomparso improvvisamente dalla capitale dell’Impero e dopo poche settimane condannato a morte dal Tribunale di Marienburg, per Stregoneria e Adorazione delle Potenze Oscure, alcuni giorni dopo l’efferato omicidio di uno stimato professore, avvenuta nel Tempio di Verena. Tutto questo è avvenuto circa un anno fa: poi, di Fredrick Mostert si sono perse le tracce, rendendo il tutto ancor più misterioso, inquietante e verosimile.
Certo, l’uomo potrebbe essere stato semplicemente giustiziato, oppure aver trovato la morte in un rocambolesco tentativo di fuga… ma a me piace pensarlo libero e innocente: forse, durante l’evasione, Fredrick ha solo perso la sacca che conteneva il suo prezioso diario, ma le sue ardimentose avventure sono continuate, e il suo racconto si è interrotto solamente su queste pagine, e continua su un nuovo diario, che noi però non leggeremo mai.

Markus von Braukart, storico, poeta e cronachista di Marienburg

 

 



Diario personale di Fredrick Mostert
(che la Peste Nera possa cogliere te e i tuoi cari, se leggerai queste righe senza il mio permesso. F.M.)

21 Sigmarzeit
Maledizione! Oggi è il mio ultimo giorno a Altdof: domani devo partire per Marienburg e cercare un certo Domenico di Loiola, di cui non conosco nulla, se non una vaga descrizione. Dicono sia un medico, ma secondo me è una spia dell’Impero nella città-stato di Marienburg (le parole misteriose del sergente confermano questo mio sospetto!).
Tutta colpa di quell’elfa… ma come facevo io a sapere che era una fuorilegge? La conosco sì e no da tre giorni. E adesso quello spocchioso sergente Ostenbark vuole che andiamo all’estremo nord, addirittura fuori dall’Impero, per trovare notizie del suo uomo… Come se fosse facile! D’altronde sa benissimo che lo faremo, visto che ci ha stringe in pugno, con l’arma di un temibile ricatto: se non lo faremo, diffonderà gli avvisi di taglia - tra cui il mio - e mi ritroverò espulso dall’università e braccato dai cacciatori di taglie! E tutto questo, solo perché ho passato qualche giornata in compagnia di un’elfa fuorilegge!
Giusto poco fa il sergente ci ha odiosamente fatto notare che gli avvisi di taglia sono già pronti, appena inchiostrati dai torchi di quelle nuove macchine per stampare… Ci ha incastrati, quel bastardo del sergente, e adesso saremo costretti a imbarcarci in questa missione assurda…

Oggi pomeriggio andrò a completare l’equipaggiamento, insieme a tre dei miei nuovi compagni. Sono tutti rozzi e discutibili. Walter è un uomo di circa 30 anni, dall’aspetto sgradevole: ha i capelli argentei, ricci, lunghi e – soprattutto – perennemente unti. Sotto una spessa coltre di peli nasconde una discreta muscolatura, e credo che potrebbe essere utile stargli vicino, se dovremo affrontare dei pericoli durante il viaggio… Lo avevo già intravisto, qualche volta, trafficare con alcuni medici dell’università, per loschi affari di cadaveri da sezionare o cose simili. Sembra un tipo strano, fatto un po’ a suo modo, ma nonostante tutto potrei persino arrivare a fidarmi di lui… Certo, per ora non gli volterò la schiena in un vicolo buio…
Tra poco esco: andremo in armeria a fare gli ultimi acquisti insieme, visto che Walter sicuramente di queste cose ne sa più di me. Con noi ci saranno anche Frida e Etelka, due donne di circa vent’anni dai facili costumi, che ho conosciuto casualmente durante le feste per l’incoronazione del nuovo Imperatore, e che condividono con noi la missione “forzata” a Marienburg.
Etelka, nonostante le spalle leggermente incurvate, è altissima (più alta di me di quasi una spanna) e ho l’impressione che voglia diventare una combattente di professione… circola sempre con alcuni gladiatori, sia di giorno che di notte… L’ho vista combattere in arena contro un minotauro, e devo dire che è abbastanza abile, anche se poco veloce.
Frida credo abbia qualcosa a che fare con le navi… forse pilotava una barca sulla rotta Marienburg-Altdorf, ma non so molto di lei, se non che ha i capelli marrone chiaro, dei denti straordinariamente bianchi e un seno che definire abbondante è riduttivo. Ma non le ho ancora inquadrate bene.
A completare la “compagnia”, ci sono Stephen, un uomo apparentemente tranquillo, vestito con abiti resistenti e di discreta fattura; ho l’impressione che voglia passare inosservato, ma ho intravisto nel suo zaino un mazzo di carte e dei dadi… che sia un giocatore di professione?… E infine, sarà con noi l’unica vera colpevole, colei per cui siamo tutti accusati – ingiustamente – di essere dei banditi. Non ho più visto Vircoral da due giorni, ovvero da quando siamo usciti dalla caserma della milizia dopo essere stati “ingaggiati” dal sergente Ostenbark. Non so come giudicare l’assenza dell’elfa: se un bene o un male… ma partiamo domani all’alba, quindi penso che la vedrò direttamente al porto. A meno che non si sia già data alla fuga…

Spese completate. Ho comprato uno scudo. E’ di legno e rozzo, ma credo che servirà allo scopo, se non andrà in pezzi al primo colpo. D’altronde, spero proprio che non ci sarà bisogno di usarlo, ma preferisco essere pronto: fiumi e boschi non sono mai stati sicuri, men che meno ora, dopo la guerra civile e a meno di una settimana dalla proclamazione di Jean Toadbringer come Imperatore.
Comunque le armerie non mi piacciono… se di armeria si può parlare, quando si entra nel negozio di Nonno Lumaca: un vecchietto sordo, folle e dalla risata isterica…
Comunque siamo usciti con tre scudi in più e dei temibili dardi da lancio per Walter. Nonno Lumaca ci ha alleggeriti di parecchie decine di scellini… spero ne valga la pena…

Ho già preparato le mie poche cose. Mancano solo i materiali per scrivere, visto che sono riuscito a trovare il professor Putzertofen in sala professori, e ho intenzione di consegnargli la mia tesi sull’utilizzo delle sanguisughe da salasso prima di sera. Almeno, se riuscirò a tornare entro Vorgeheim [giugno], non perderò la sessione d’esame con la discussione della tesi. Ma devo ancora finire di trascriverla. Meglio accantonare questo diario e mettermi subito al lavoro…

Tesi trascritta e consegnata. Sono stanco e vado a letto. Spero di riuscire a dormire.

E’ l’alba e sto uscendo. Ruberei qualcosa ai miei compagni di studi, che dormono pacifici come sempre, ma i loro libri sono custoditi gelosamente dentro ai bauli chiusi a chiave, e non vale la pena farsi delle inimicizie per oggetto di minor valore.
Peccato però: era una bella occasione!
Addio.


22 Sigmarzeit
Ancora non ci credo. Sono in viaggio.
Abbiamo lasciato Altdorf e stiamo seguendo la corrente del Reik, verso Carrobourgh, l’ultima grande città dell’Impero prima di Marienburg. Sono in coperta, adesso. Sto abbastanza male… non so se dipende dal rollio della nave e dalla paura dell’ignoto a cui sto andando incontro. Non so nemmeno cosa sperare: la paura è più umiliante, ma dovrebbe passare col tempo… Mi chiamano dal ponte. Salgo.

La nave si chiama Laringa, tutto attaccato. Suppongo che il marinaio che ha scritto il nome sulla chiglia sia stato frustato a dovere, ma ormai il danno era fatto, e porta male cambiare il nome a una nave, quindi è rimasto così.
Ignorantia mundi, gloriae imperium diceva sempre Putzertofen… Sembra così lontano, quel mondo, eppure erano solo pochi giorni fa!
Stamattina c’eravamo tutti, al molo. Così siamo in otto, sulla nave: noi sei “reietti”, oltre al capitano e suo figlio. Il capitano Cacio Ferlinga sembra sapere il fatto suo e, in fondo, è abbastanza tranquillo. Tutti sanno a memoria il nome del figlio, perché il capitano lo urla di continuo quando lo cerca… si chiama Leo, e sembra assolutamente insignificante, ma forse è solo un uomo pacato, e in fondo non ci fa pesare il fatto di essere figlio del capitano, e lavora come tutti noi. Sulla nave c’è anche un gatto grasso e spelacchiato, “il vero capitano della nave”, come ha detto Cacio: il suo nome è Sonnifero, e ovviamente dorme sempre, almeno quando non mangia gli avanzi della cambusa. A proposito di cucina, Walter si è inaspettatamente proposto come cambusiere della nave, anche se credo che l’abbia fatto solo per evitare i lavori più pesanti… Comunque meglio lui di me: io, in cucina, non saprei proprio da parte girarmi… Comunque, tra Walter e il gatto, spero solo di non trovare troppi peli nella minestra di stasera…

Come pensavo, Frida è esperta di barche. Ha anche provato a spiegarmi alcuni nodi, ma in fondo non me ne importa molto. Mi piacerebbe diventare un mago, e sto cominciando a pensare che questa inaspettata avventura potrebbe persino dimostrarsi utile, in questo senso. O forse, sto solo cercando di dare un senso a questo viaggio irreale e assurdo…

Il minestrone di Walter non era nemmeno male. Ma il beccheggio della nave, ora che è ancorata, è ancora peggio che durante il viaggio. Spero di abituarmi presto.


23 Sigmarzeit
Walter ha trovato un libro in cambusa. Lui non sa leggere ed è venuto da me sperando che fosse un ricettario (e questo conferma il mio sospetto: si è spacciato per cuoco, ma non sa nulla di cucina!). Purtroppo illustrava solo vari modi per conservare il pesce. E’ rimasto molto deluso, anche perché il capitano gli ha chiesto di preparare delle aringhe, e ho l’impressione che il nostro cambusiere non sappia bene come fare…

Stamattina abbiamo incrociato una barca che voleva comprare delle razioni da noi… il capitano ha pensato bene di non fermarsi, visto che ci sono molte locande dove avrebbero potuto rifornirsi, più comodamente che da noi. Forse erano banditi del fiume, forse no, e comunque non lo sapremo mai, dato che abbiamo proseguito.
Il viaggio procede tranquillo. Se volessi sfidare la sorte, oserei dire monotono…
A pranzo le aringhe erano buone, e il capitano ha lodato pubblicamente la cucina di Walter. Anche Sonnifero ha apprezzato. Proprio come ieri, stasera siamo ormeggiati al molo di una locanda, ma questa volta abbiamo deciso di scendere a terra, per bere qualcosa. La locanda si chiama “Il pesce palla”, e mi ispira pochissima fiducia… ma almeno metterò i piedi su qualcosa che sta fermo. Scenderemo tra poco.

La locanda era meglio di quello che pensavo. L’idromele era abbastanza buono, e la sala non troppo fumosa. Walter ha cercato di concludere qualche affare che non ho capito bene (credo volesse vendere la propria spada, in cambio di un’ascia e qualche corona, ma non c’è riuscito), poi abbiamo fatto una partita a carte con uno sconosciuto, e il tizio è riuscito a vincerci il pagamento della cena. Io sono tornato sulla nave quando ha cominciato a offrire da bere e insistere per fare la rivincita con mezza corona di posta. Ho l’impressione che i miei tre compagni torneranno spennati come polli lessi…

Walter è tornato quasi subito, con l’alito che puzzava di vino da quattro soldi, ma non sembrava ubriaco… Ha detto che era stanco e che voleva andare a dormire, ma io credo che non abbia voluto rischiare di perdere i pochi soldi che possiede… Forse non è così sprovveduto come pensavo…

Le lune erano già alte nel cielo, quando le nostre compagne di sventura sono tornate. Etelka sembrava alticcia, mentre Frida era completamente ubriaca. Cantando e sghignazzando, ci hanno detto di aver vinto 5 corone allo sconosciuto… ma ho la netta impressione che non sia andata proprio così…


24 Sigmarzeit
Oggi acciughe fritte. Alcune sembravano dei pezzi di carbone… i due Ferlinga (il capitano e Leo) non erano molto contenti, e io sono già stanco di mangiare pesce… Per fortuna, il capitano ci ha detto che stasera compreremo un po’ di carne alla locanda.

Il capitano Cacio sembra aver capito che il lavoro fisico non è per me… forse è solo perché siamo a favore di corrente, forse perché non sto ancora benissimo, ma sono abbastanza libero di fare ciò che voglio. Speriamo continui così…
Il viaggio è tranquillo. Ma il mio mal d’acqua non migliora molto…

E’ sera, e siamo in vista di una locanda, ma è poco illuminata e sembra fatiscente. Un lato sembra essere andato a fuoco, recentemente… il nome è quasi illeggibile: forse “la Taverna del Bosco Nero”… Stiamo scendendo a terra, ma sono venuto sottocoperta per prendere armi e scudo. Non si sa mai…

Avevo proprio ragione, quando sono sceso a prendere le armi…
La locanda era piena di mutanti! Esseri di cui avevo solo visto alcuni cadaveri sezionati, in università, ma che da vivo sono ancora più mostruosi e terribili!
Io mi sono ritrovato davanti un essere a metà tra un uomo e un’aragosta! Mi ha assalito con le sue chele affilate, ferendomi allo stomaco, ma solo dopo che io lo avevo colpito ripetutamente, al corpo, sulla testa e sulle “braccia”, se così si possono chiamare… alla fine sono riuscito ad abbatterlo. Walter ha combattuto contro un uomo dalla testa di pesce, e Frida si è trovata faccia a faccia con un ragazzo magrissimo e deforme. Etelka è stata invece assalita da quello che sembrava il capo della banda: un uomo grasso, disgustoso e viscido, con la parte inferiore simile a un grosso e rivoltante lombrico!… E’ rimasta invischiata in una fetida poltiglia, che il mostro sbavava e emanava ad ogni colpo, ma non prima di averlo abbattuto. Avevo pensato che fosse una buona guerriera, ed infatti lo ha dimostrato subito: è l’unica che non ha subito ferite nello scontro.
Comunque nessuno sembra in pericolo di vita, mentre i nostri nemici sono tutti rimasti a marcire sul pavimento.
La mia ferita è dolorosa e ha una bruttissima cera, ma è poco profonda, per fortuna: tre dita più in basso, e mi avrebbe tagliato le viscere…

Nella locanda abbiamo trovato i cadaveri dell’oste, di sua moglie e di un ragazzino - probabilmente il figlio - oltre a due corpi scarnificati che, dai vestiti, abbiamo supposto fossero mercanti. Li abbiamo seppelliti sotto ad una bella quercia, vicino al fiume. In mezzo a tanta desolazione, almeno abbiamo trovato alcune corone nel borsello dell’uomo-verme, oltre ad un anello (che ha tenuto Frida), due lanterne, alcune fiaschette di olio combustibile e tre coperte. Walter ha portato sulla nave un barilotto di birra e alcune razioni per la cambusa.
Sto cercando di annegare il dolore della ferita con il vino. Non è un metodo anestetico che insegnerebbe Putzertofen nelle sue lezioni, ma dovrebbe funzionare…

Ho cucito la ferita. C’è  solo una leggerissima infezione, ma nulla di cui  debba preoccuparmi davvero.
Stanotte ho pensato molto a quei disgustosi mutanti. Dicono che nascano anche da coppie “normali”, ovvero apparentemente sane, senza mutazioni visibili. Io stesso ho assistito a un parto, in università, e da una donna bellissima e giovane, era nato un bambino con un tentacolo al posto di un braccio. Ma non giurerei sull’identità del padre…
Alcuni sostengono che la colpa di queste deformazioni sta in una pietra verdastra, che ammorberebbe l’aria che respiriamo… persino Putzerstofen la pensava così… ricordo che mi aveva stupito, la povertà scientifica di questa tesi… a me era sembrata una motivazione da sciocchi e creduloni… ma chissà?… forse dovrei approfondire il discorso… ma non mi sembra il caso di portare uno di quei cadaveri sulla nave, per sezionarlo (immagino già la faccia che farebbe Cacio!) e non credo che sia facile trovare un libro che parli dell’argomento (e comunque non potrei mai permettermelo).
Ho sentito dire che le foreste sono un ricettacolo di queste creature, e che ogni bosco pullulerebbe di mostri, pelleverde e mutanti… prima ero più perplesso, ora non stento a crederlo. Chissà, forse prima della fine di quest’avventura saprò davvero come stanno le cose… Oppure finirò come l’oste, con una tomba anonima in un luogo selvaggio, o magari anche peggio… Ma speriamo di no…


25 Sigmarzeit
Walter ha un po’ di febbre, probabilmente le ferite hanno fatto infezione… mi sono proposto come cuoco finché non si rimetterà in salute, così eviterò quel poco di lavoro che mi tocca quotidianamente, e la mia ferita si rimarginerà prima. Debutto pessimo: la carne era bruciata fuori e cruda dentro. Io ho dato colpa alle razioni che abbiamo preso dai magazzini della taverna devastata, ma la verità è che sono un pessimo cuoco… non credevo fosse così difficile cucinare…

Oggi Etelka e Stephen hanno pescato qualcosa… ma nemmeno il pesce mi è uscito granché, e il capitano era un po’ scocciato… Vedrò di mangiare qualcosa di decente “Ai Cervi”, la locanda dove abbiamo attraccato per la notte. Sperando che ci sia qualcuno con braccia e gambe come noi… Mi armo. Stiamo scendendo…

La locanda era chiusa come le gambe di una anziana badessa: stalla sprangata, finestre con le ante chiuse, nessuna luce, nessun fumo dal camino… Ma abbiamo insistito, cercando di fare capire che non eravamo malintenzionati e che, anzi, avremmo scucito qualche scellino per un po’ di ospitalità. Abbiamo dovuto accendere persino una lanterna, per farci osservare da una finestra, ma alla fine ci hanno aperto… In fin dei conti capisco la loro diffidenza: non credo che capitino molti stranieri da queste parti, men che meno di notte… eppure siamo a meno di una giornata da Carroburgh, che è una delle città più popolose dell’Impero… La cosa mi preoccupa… Soprattutto ora, che la luce verdastra di Morrslieb illumina la notte…
Alla locanda abbiamo scambiato informazioni, e ci siamo fatti curare con i metodi rozzi, certamente primitivi, ma sempre efficaci di questa gente. La figlia dell’oste era graziosa, e la moglie abile e dalle mani delicate… Ogni giorno che passa mi pento sempre più di aver scelto “Cura delle malattie” per la scorsa sessione invernale, e di aver lasciato “Cura delle ferite” per il prossimo anno… ma oramai è troppo tardi per rimediare…
Io, Leo, Etelka, Vircoral e Walter dormiremo sulla barca. Abbiamo giocato a carte e ho perso un po’ troppo… spero di rifarmi nei prossimi giorni…


26 Sigmarzeit
Oggi la carne era decente… anzi, abbastanza buona… non so se è un caso, se sto migliorando con l’esperienza, oppure se davvero la carne era guasta la volta scorsa… Comunque adesso è il primo pomeriggio e siamo ormai in vista di Carroburgh, l’ultima grande città prima delle Terre Desolate. Sbarcheremo tra poco. Cercherò di scambiare una spada (che impugnava un mutante e che io ho raccolto) per dei pezzi di armatura, ma credo che sarà difficile… mi accontenterei di un elmo. Il capitano ci ha pagato questo tratto di navigazione: sono 6 scellini al giorno. Non è molto, ma ne approfitterò per fare qualche spesa.

Quei pazzi volevano mangiare “Al Cantuccio Accogliente”: una taverna con i vetri alle finestre e tanto di maggiordomo che ti apre la porta! Per fortuna sono riuscito a farli ragionare: “Il Drago Verde” si è rivelato una locanda tradizionale, frequentata da gente decisamente più alla mano, e non troppo cara. Qui ho conosciuto una ragazza notevole, sotto ogni punto di vista, di nome Therese… simpatica, ma parla troppo… Abbiamo ballato e discusso (anche se soprattutto ha parlato lei), ed è stata una serata diversa dal solito, ma ho perso ancora qualche scellino, in una sfida al lancio dei coltelli… Devo stare più attento a non farmi coinvolgere in questi passatempi che mi fanno sperperare le poche monete che ho. Comunque sono riuscito a scambiare la spada alla pari con un arco e 10 frecce… Domani proverò a esercitarmi, visto che non uso un arco da almeno sei mesi… Ho fatto un po’ di acquisti: acciarino, un borsello, delle candele per poter scrivere anche di notte, del sapone (che, ho scoperto, è una rinomata specialità di Carroburgh) un incenso contro le zanzare e un paio di cunei di legno. Questi ultimi non so perché li ho acquistati, ma li ho visti su una bancarella e ho avuto l’impressione che prima o poi mi verranno utili…


27 Sigmarzeit
Addio civiltà. Siamo partiti all’alba e domani entreremo nelle Terre Desolate.
Ieri  i due Ferlinga hanno caricato delle casse di materiali, da portare a Marienburg. Non so di cosa si tratti, e cercherò di scoprirlo alla prima occasione. Oggi è stato l’ultimo giorno della mia vita da cuoco: anche il pollo che ho provato a fare ai ferri è uscito disgustoso. Ma ormai la mia ferita e guarita, e forse non mi rimarrà nemmeno la cicatrice, anche se devo ammettere che la mia abilità in queste operazioni è ancora estremamente limitata…

Viaggio tranquillo. Il tempo tiene. Siamo sempre in favore di corrente, quindi il lavoro è poco.
Meglio così.

Siamo ormeggiati al molo delle “Rane Saltanti”. Io ho preferito rimanere sulla nave. Ormai il mal d‘acqua mi è passato, e così posso risparmiare qualche moneta. Questa è una delle ultime taverne sicure dell’Impero, o almeno così ci hanno detto. Da qui cominciano le Terre Desolate.


28 Sigmarzeit
Il paesaggio sta effettivamente mutando. La foresta non affianca più le rive del fiume, ed è stata sostituita da grigie rocce e distese di fango. L’atmosfera che si respira e opprimente e desolante… ora capisco perché questa regione è stata chiamata così. Il viaggio prosegue comunque normalmente. Speriamo bene…

Non ci sono locande, o almeno non ne abbiamo più viste: questa notte abbiamo ancorato la nave in una insenatura naturale. Ovviamente dovremo fare dei turni di guardia, ma sembra tutto tranquillo…

Che idiozia, che avevo scritto prima… “tutto tranquillo”… si vede che non sono pratico di questi luoghi… Siamo stati attaccati… ovviamente durante il mio turno di guardia: ho intravisto nell’oscurità tre figure che si avvicinavano alla nave, e ho svegliato subito tutti, in silenzio, ma quando siamo usciti ce li siamo trovati già sul ponte: erano goblin, credo… Mi stavo battendo bene, quando sono stato centrato da una specie di palla ammuffita, che mi si è spiaccicata sul petto, cominciando a bruciare come un acido… Mi sono tolto subito la casacca, ma sono stato colpito ripetutamente da altre “caccamuffe” (così le abbiamo chiamate poi, ridendoci su) di vari colori. Per fortuna, avevo appena abbattuto il nemico che avevo di fronte, altrimenti me la sarei vista davvero brutta: ho vomitato per la disgustosa puzza che emanavano, e poi anche Walter mi ha imitato… Per fortuna, mentre noi venivamo bersagliati, Frida ha sbaragliato i goblin quasi da sola. Poi sono scesi tutti per cercare di sorprendere i lanciatori di “caccamuffe” (o “sbobbe di vomito”, come le ha definite Frida, con la sua solita eleganza), ma con scarsi risultati… Io sono rimasto a bordo, ho tranquillizzato il capitano, mentre Leo cercava eventuali danni alla nave, per fortuna senza trovarne. Il capo dei goblin indossava una giacca di maglia molto rovinata, oltre ad una spada e uno scudo di metallo. Tutta roba che tornerà utile. Però le ferite di quelle muffe maledette mi bruciano ancora, come se mi avessero ustionato. Spero di riuscire a dormire.

Niente da fare… andiamo di male in peggio: Frida, durante il suo turno di guardia, ha trovato dell’acqua nella stiva. Abbiamo cercato il problema, e abbiamo trovato almeno tre punti in cui lo scafo è danneggiato, con ogni probabilità da quelle odiose muffe. Mi chiedo ancora che cavolo di controllo aveva fatto Leo… Poi, come se non ci fossero stati abbastanza guai, Frida e Walter si sono offerti come carpentieri e hanno cercato di riparare le falle, peggiorando la situazione, e procurando alla nave dei seri danni allo scafo. Adesso stiamo facendo dei turni di un massacrante lavoro di svuotamento della stiva, usando dei secchi, cercando di arrivare il più presto possibile ad una locanda o un paese dove ci sia un vero carpentiere, o almeno migliore dei nostri due improvvisati falegnami (e non dovrebbe essere una cosa difficile)…
Degli oggetti del capo dei goblin, ho dato lo scudo a Frida, e ho tenuto per me la spada, in modo da venderla alla prima occasione.


29 Sigmarzeit
“Il Mercante”. E’ il nome della taverna, anzi, dell’”ultima taverna sicura dell’Impero”, o almeno così ci hanno detto. Scenderemo io, Walter, Etelka, Frida e Stephen, per cercare qualcuno che sappia riparare una nave. Il capitano Cacio ci ha spiegato, parlando piano e chiedendoci la massima discrezione, che potremmo provare a cercare la banda di Patrick, detto il Remo, una cricca di contrabbandieri di queste zone, perché loro sicuramente avranno carpentieri o falegnami. Dover contattare dei famosi (e temibili) fuorilegge, è una cosa che non mi piace per niente…

Poteva andare peggio, molto peggio. Alla fine siamo tornati con il carpentiere. Non ricordo il suo nome, ma Frida ha detto che lo conosce di fama, e che è uno dei costruttori di barche più famosi di Marienburg. Che cosa ci faccia qui, lo sa solo Sigmar… o forse lo sa anche Patrick il “Remo”, che evidentemente ha bisogno di navi veloci, e paga bene chi lavora per lui… Ma tutta la scena è stata abbastanza surreale: in taverna, dopo i soliti sguardi ostili, Walter è entrato nel suo elemento naturale, andando a parlare con tre scagnozzi dall’aspetto rozzo, ad un tavolo. Poi si è allontanato verso la nave, è ritornato, e infine ci ha condotti per un sentiero… Stavo ormai perdendo la pazienza, quando Walter ha risposto a degli ululati, mettendosi ad abbaiare… a dire il vero sembrava più il rumore di un maiale sgozzato, ma lui ha detto che era tutto a posto… ed era vero! Alcuni uomini vestiti con dei mantelli verdi ci hanno portati da “Remo”. Qui arriva la parte più misteriosa: abbiamo mercanteggiato la riparazione che ci serviva, ma il contrabbandiere ci ha chiesto in cambio un solo, “piccolo” favore: portare una strana cassa a Marienburg, da alcuni uomini del Catai, la leggendaria terra d’Oriente. La cosa, è evidente, puzza di marcio da molte miglia di distanza…ma non abbiamo scelta: ora la cassa è qui, accanto a me, mentre il falegname ha già cominciato a sistemare la nave. Ne avrà per un paio di giorni, ha detto. La cassa è strana: è larga meno di due spanne sul lato più lungo, ed è rivestita completamente di pece, che forse funziona anche da sigillo. Ma ho già pensato a tutto: con il bisturi posso fare una piccola incisione, e scoprire cosa si cela all’interno, e poi risaldare il tutto con dell’altra pece, che certo sulla nave non manca.

Siamo scesi in taverna, e io mi sono reso conto, una volta di più, di essere in una compagnia di gente primitiva e rozza: Walter si è procurato un taglio ad un dito, scommettendo in un gioco di abilità con un coltello… Etelka  e Frida hanno comprato alcune dosi di Loto Nero: non ho ancora dato l’esame sulle droghe, ma ricordo di aver letto che è un allucinogeno, e dei peggiori… poi sono salite in camera ridendo, seguite quasi subito da Stephen e Walter, che avevano la faccia di un gatto che ha mangiato un topo… suppongo che stasera ci sarà movimento, in quella stanza…Io invece ho deciso di dormire sulla nave, anche perché il pensiero della cassa  non mi abbandona mai…ma adesso sono stanco. Ci penserò durante il mio turno di guardia.


30 Sigmarzeit
Interessante. Ho esaminato la scatola stanotte, facendo un minuscolo buco nella pece: ho trovato un sub-strato di materiale simile all’argilla cruda, ma più molle. Sondando anche quello con la lama, è uscita una goccia trasparente, che, dopo attente analisi, sembra  essere semplicemente acqua. La cosa mi lascia perplesso, ma non c’è fretta. Anche perché i miei compagni non vogliono aprire la cassa, per paura di eventuali ritorsioni degli uomini del Catai. Devo agire con calma, e possibilmente trovare qualcuno che mi regga il gioco. Proverò con Stephen.

Ho parlato con Stephen, ma lui non vuole aprirla. Invece Frida è d’accordo. La esamineremo meglio non appena avremo l’occasione giusta. Forse ancora oggi pomeriggio, ma gli altri non vogliono che la cassa subisca dei danni, così io e Frida dovremo agire di nascosto…

Come volevasi dimostrare. Siamo riusciti ad aprire la cassa… ma non è andata esattamente come mi immaginavo… anzi, proprio per niente… ma procediamo per ordine…
Erano tutti sul ponte della nave, e così io e Frida siamo scesi in coperta con una scusa, per aprirla al riparo di sguardi indiscreti. Ho cominciato ad incidere un lato, e uno strano mal di testa pulsante ci ha colpito, come un rumore di tamburo costante e malevolo. L’abbiamo ignorato e ho proseguito l’incisione, estraendo il contenuto, ovvero un cubo di ghiaccio. All’interno, abbastanza ben visibile, c’era un cuore NERO, che ha cominciato a pulsare, incrinando il ghiaccio e sciogliendolo, dapprima lentamente… siamo corsi nella ghiacciaia della stiva, ma è stato tutto inutile: le pulsazioni aumentavano, di intensità è in velocità… il ghiaccio si è sciolto completamente in pochi secondi, e io mi sono ritrovato in mano un cuore nero, pulsante di chissà che vita…
Ho dovuto agire in pochi , interminabili istanti… ho estratto il pugnale e l’ho pianta nel cuore, che è “esploso” con un bagliore silenzioso, e al suo posto ci siamo trovati un demone a forma di uccello piumato, umanoide e multicolore. Camminando in modo sinuoso intorno a noi, ci mormorava nella testa una sola, disgustosa, tremenda parola… “Tzeentch”, una delle divinità malvagie  più temute di tutto l’Impero…

All’inizio non riuscivo nemmeno a muovermi, paralizzato com’ero dalla paura… poi ho visto Frida combattere con il demone piumato, e mi sono ripreso, dandole man forte e urlando, in cerca di aiuto dal ponte… Alla fine, siamo riusciti a ucciderlo (uccidere… parola grossa… il cadavere non è rimasto, per terra… credo sia solo tornato nel luogo da cui è venuto…), ma Frida è stata gravemente ferita, e io non posso fare molto per aiutarla: servirebbe un chirurgo.
Il capitano e suo figlio non hanno creduto al nostro racconto fasullo, che tentava di mascherare la realtà… ma in fin dei conti poteva andare molto peggio… il problema, ora, è un altro: cosa consegneremo ai destinatari della cassa, a Marienburg? Ma adesso non ho voglia di ragionarci sopra. Sono stanco, e voglio solo dormire senza pensare a nulla…


31 Sigmarzeit
L’atmosfera sulla nave è di tensione e nervosismo. Frida è stabile, ma ha bisogno di un medico. Walter e Stephen hanno pescato parecchi pesci, eppure la cena è stata pessima. Io e Etelka ci siamo impegnati in una breve battuta di caccia, infruttuosa.
Scrivo queste righe, mentre sento Frida bere il suo brodino caldo (l’unica cosa che può ingerire, in quello stato) e penso a come chiudere quella maledetta cassa di pece e, soprattutto, a cosa posso metterci dentro, al posto di quel tremendo cuore nero…


32 Sigmarzeit
Pessimo pranzo. Ma almeno il paesaggio comincia a cambiare: sul fiume ci sono parecchie barche di pescatori e sulle sponde si vedono sempre più spesso campi coltivati a risaia e fattorie. Abbiamo raggiunto Leyndoven, un paese con meno di trecento anime. Stanotte mangeremo e dormiremo alla “Taverna di Ley”.

Sono riuscito a vendere la spada dei goblin all’armaiolo del paese, guadagnando qualche corona e una buona cena. Stephen ha passato la sera a chiacchierare con un mercante, e abbiamo saputo che domani raggiungeremo finalmente Marienburg! Da un certo punto di vista questo potrebbe essere la fine di un incubo (visto che potremmo, finalmente, trovare l’uomo per cui il sergente Ostenbark ci ha spediti fin quassù), ma dall’altro rimane il problema della cassa da consegnare! Ho comprato un cuore di mucca dall’oste… stanotte devo metterlo dentro la cassa, e riuscire a sigillarla…

Ho chiuso la cassa con la pece, dopo averla riempita con acqua fredda, pezzi di ghiaccio e il cuore di mucca sporco di inchiostro… non sarà un lavoro perfetto, ma è riuscito abbastanza bene… Speriamo che sia credibile e che inganni i cultisti, destinatari del pacco… Forse dovrei denunciare la cosa alle autorità di Marienburg, ma come farei a spiegar loro tutta la storia? Non posso certo dire che sono in viaggio causa di un possibile avviso di taglia sulla mia testa, che abbiamo avuto a che fare con i contrabbandieri di “Remo” e che ho aperto una cassa con un cuore nero divenuto poi un demone di Tzeentch!… Ad Altdorf, ho visto gente bruciata in piazza dai cacciatori di streghe per molto, molto meno…


33 Sigmarzeit
Ormai siamo all’interno di una vera e propria palude che, ci hanno detto, circonda Marienburg. Le chiamano Paludi di Groeccher, o qualcosa di simile. C’è una sinistra nebbia tra i giunchi, mentre i rami sembrano quasi aprirsi per volerci inghiottire dopo il nostro passaggio… Sto diventando impressionabile, dopo lo scontro con il demone… devo tranquillizzarmi…

Finalmente! Siamo in vista di Marienburg, il Porto del Mondo… Vista da qui, non sembra molto diversa dalle altre grandi città che ho visto nell’Impero…

Mi sbagliavo: Marienburg è completamente diversa da qualunque altra città del Vecchio Mondo: non ha quasi strade, ed è come sospesa sull’acqua… Decine e decine di canali dividono i vari quartieri, straripanti di gente di tutti i ceti e di tutte le razze, collegati da ponti più o meno grandi. Sembra di essere in un altro mondo, e in un certo senso è vero, visto che siamo fuori dall’Impero. Stiamo per scendere dalla nave. Il capitano ci chiama… Vorrà salutarci e, spero, pagarci.

Che giornata! Sono molto stanco, ma non posso non descrivere almeno una parte di ciò che ho visto oggi!… Infatti, dopo aver salutato i due Ferlinga, Sonnifero e Laringa (e aver incassato le nostre paghe), ci siamo fatti trascinare nel vorticoso mare di gente di Marienburg, e abbiamo visto alcune delle molte meraviglie della città, come il famoso Ponte Girevole, che ruota su un immenso pilastro centrale, per far passare i maestosi velieri diretti ai Confini del Mondo…O come gli strani uomini che si possono incontrare nelle strade: estaliani, tileani, kisleviti, spocchiosi bretonniani e barbari della Norsca e persino uomini del Catai e del Nippon! Abbiamo visitato la Cappella Bianca, sede del Tempio di Shallya, per far curare Frida. Poi ho visitato il Tempio di Verena, che è anche una delle più famose università del Vecchio Mondo, centro del sapere e della conoscenza!… Che magnificenza!…
Ma ora sono stanco. E domani sarà una lunga giornata…


1 Sommerzeit
La città è grande e frenetica. In effetti, è più piccola di Altdorf, ma la vita scorre in modo diverso, e il lavoro non è basato sulle capacità del singolo individuo, come avviene nell’Impero, ma sul potere delle innumerevoli gilde: sembra che sia impossibile lavorare (neppure illegalmente!) senza appartenere ad una di queste associazioni…

Ho consegnato la cassa… e temo di essere nei guai: l’uomo del Catai a cui ho consegnato il pacco, al servizio del Re Scimmia, ha segnato sul suo foglio il nome falso che gli ho dato, ma forse ha fatto un disegno del mio volto… preferisco non pensarci… e confido nella benevolenza di Verena e nella protezione di Sigmar…

Frida sta meglio, mentre Vircoral è scomparsa non appena ha messo piede in città. Etelka e Walter hanno giri strani… sicuramente qualcosa di losco che non sono sicuro di  voler sapere…
Abbiamo fatto qualche domanda discreta, ma per ora non c’è traccia di quel Domenico di Loiola che stiamo cercando…

Walter ci ha procurato un lavoretto. Niente di particolarmente impegnativo: si tratta di portare delle casse di cera al Museo delle Cere della città, dopo il tramonto. Le porteremo in barca.

Il lavoro è stato decisamente più duro del previsto, ma anche meglio pagato.
Le casse, stranamente, contenevano davvero solo dei cubi di cera. Sarò troppo malfidente e sospettoso, ma non l’avrei mai detto… comunque, io e Walter siamo andati a piedi, mentre gli altri portavano le casse via mare, visto che su quella barchetta non ci saremmo mai stati in cinque, con le casse.
All’inquietante Museo delle Cere, abbiamo conosciuto il Maestro, uno spocchioso artista che, suppongono Walter e Etelka, usa dei cadaveri e li ricopre interamente di cera, ottenendo delle opere apprezzate e di certo verosimili… L’idea è disgustosa e – pensavo – assurda, ma il Maestro ci ha chiesto di recuperargli illegalmente un paio di cadaveri, possibilmente freschi, per degli “studi” anatomici… Il nostro lavoro è diventato così spiacevolmente viscido, ma in fin dei conti un morto è un morto, e 15 corone sono pure sempre 15 corone… Inoltre il Maestro ci farebbe entrare nell’associazione, alla fine del lavoro, a patto che sia “discreto e silenzioso”; anche se non comprendo fino in fondo cosa intenda per “associazione”, capisco che è un’ottima cosa, per noi…
Ci siamo recati al cimitero del Tempio di Morr, passando davanti al Palazzo dei Folli di Shallya, dove le urla dei pazzi ci hanno fatto accapponare la pelle.
Dopo un breve “incidente” con un gruppo di Tileani  (Etelka, colpita da un secchio di urina, ha spaccato il naso di un tizio, rischiando quasi di ammazzarlo) siamo riusciti a entrare nel cimitero, passando dalle fogne. Il profumo dei fiori e delle terra smossa e umida rendeva il luogo ancora più lugubre e spaventoso… solo Walter sembrava a suo agio, e non faccio fatica a capire il perché… Mentre dissotterravamo il primo cadavere, abbiamo sentito delle voci: mi sono avvicinato e ho scorto il guardiano del cimitero, che parlava con due figure, che sembravano fare il nostro stesso lavoro… ma i due “becchini” avevano un qualcosa di strano, soprattutto nei movimenti lenti e disumani… Ho preso la palla al balzo: ho chiamato gli altri e abbiamo finto di essere delle guardie, cercando di sfruttare l’oscurità, che occultava la mancanza delle divise delle guardie. Il vecchio guardiano è fuggito nel suo tugurio, mentre i due tizi hanno raccolto il cadavere e hanno cercato di allontanarsi verso l’ingresso delle fogne, dove però li abbiamo raggiunti, scoprendo che anche loro erano morti da tempo! Infatti, davanti a noi  ci siamo ritrovati degli abominevoli non-morti: due cadaveri viventi e deformi, privi di ogni grazia, deboli e curvi, con il volto distorto, lo sguardo bieco e con micidiali denti grandi e appuntiti! Non hanno esitato a gettare il cadavere che avevano appena disseppellito, assalendoci con unghie affilate e mannaie arrugginite… Dopo un comprensibile momento di disorientamento, abbiamo lasciato la parola alle nostre spade: ben presto i due mostri hanno trovato l’eterna pace, e noi anche il secondo corpo da portare al Maestro… Mentre io e Stephen, lentamente, ci riprendevamo dai graffi velenosi e paralizzanti dei mostri, Etelka e Walter sono andati a chiedere spiegazioni al vecchio guardiano. Quando io e Stephen ci siamo ripresi, il vecchio aveva già un dito mozzato dall’arte diplomatica di Walter, e noi non avevamo in cambio nessuna informazione: proprio un lavoro “discreto e silenzioso”, come ci aveva chiesto il Maestro…
Ho poi cercato di seguire le tracce dei mostri a ritroso, ma portavano, attraverso un bivio delle fogne e un pozzo, a una piazza deserta. Alla fine, siamo ritornati con i cadaveri, abbiamo preso il denaro dall’assistente del Maestro e siamo tornati in una taverna, dopo esserci lavati nel mare (io e Etelka: gli altri, da veri barbari, aspetteranno che la Peste Nera li colga, immagino…). Inoltre sono riuscito a curare le ferite mie e di Stephen, inflitteci dai non-morti, con sorprendente facilità: mi rendo conto solo ora che la mia abilità nella cura delle ferite, con tutto questo esercizio, probabilmente si è affinata… Ma, se a tutta questa storia, aggiungiamo il cuore nero che doveva essere consegnato agli uomini del Catai e il  misterioso e sfuggente Domenico di Loiola, ho parecchi motivi per non dormire sonni tranquilli, qui a Marienburg…


2 Sommerzeit
“Il Porco Impalato” si è dimostrata una bettola leggermente migliore della pessima impressione che mi aveva fatto questa notte: Bernard, l’oste, è un autentico cafone, ma il cibo almeno è decente, e sono persino riuscito a lavarmi in acqua calda e pulita. Inoltre abbiamo ricevuto un messaggio del Maestro, e dovremo recarci al tramonto alla Calle dei Ciechi.

Abbiamo dedicato la mattina ad alcune compere: ho lasciato la cotta di maglia (che avevo recuperato dal capo dei goblin) ad un nano armaiolo, che me la consegnerà tra tre giorni, in cambio di una decina di corone. Inoltre ho comprato un pesante ed elegante mantello scuro e un paio di guanti di pelle. Stephen ha acquistato un mantello leggero e una sciarpa, entrambi neri (obiettivamente adatti ad una persone ambigua come lui), mentre Etelka ha speso parecchi scellini per una sciarpa arancione, secondo lei  elegante…
Oggi mi recherò al tempio universitario di Verena, per cercare Domenico di Loiola, l’uomo da cui passano i nostri destini: in  fin dei conti, se è un medico come ci hanno detto, deve pur avere dei contatti con il cuore della conoscenza della città…

L’ho trovato! Non l’ho ancora visto, ma ho scoperto che Domenico è un erborista e che lavora all’università del tempio di Verena!… Sono rientrato in taverna, e ora, insieme a Walter, Stephen e Etelka, tornerò al tempio, per scoprire come mai ha fatto perdere le proprie tracce…

Sono rovinato!… Sto scrivendo queste righe dalla prigione dei nani di Suidock …
E’ stato un assurdo crescendo di follia e sfortuna! Abbiamo parlato con Domenico, e ci ha confermato di essere una spia dell’Impero, e che non aveva più avuto contatti con nessun messo imperiale, perché gli altri infiltrati nella città-stato di Marienburg erano stati catturati, ed erano rinchiusi nella prigione, ma…
Ma i conti non tornavano: la descrizione che ci avevano fatto di Domenico ad Altdorf era perfetta e coincideva con l’uomo che avevamo di fronte, ma non balbettava! E invece Domenico di Loiola avrebbe dovuto… A questo punto io gli ho parlato del sergente Ostenbark, descrivendolo come “un uomo alto, possente e dai boccoli biondi”, e Domenico non ha fatto una piega… Ma il sergente è tozzo, quasi pelato e moro!… Walter glielo ha fatto notare, e io gli ho puntato il coltello alla gola, ma lì il nostro incubo è ricominciato! Il collo dell’uomo, sotto al mio pugnale, ha cominciato a gorgogliare, e ben presto ci siamo trovati di fronte un demone simile a quello che avevamo già combattuto sulla nave: un uccello enorme e umanoide, dai mille colori, che faceva pulsare i nostri cervelli e mormorava il nome di una potenza oscura direttamente nelle nostre menti: “Tzeentch”… Solo che questo abominio sembrava più reale e tangibile dell’altro!…
Lo scontro è stato breve e sanguinoso: alla fine il demone è scomparso, lasciando sul pavimento un cadavere fresco, con ferite da taglio sul corpo, e il sangue nero del demone è diventato rosso, sui nostri vestiti e sulle nostre armi… Avevamo appena ucciso il VERO Domenico di Loiola, professore ed erborista dell’Università del Tempio di Verena…
Sconcertati e impauriti, abbiamo occultato il cadavere come meglio potevamo, e siamo saliti per perquisire anche la stanza privata di Domenico, visto che l’uomo ci aveva appena confidato di avere i nostri avvisi di taglia, e le sue parole erano state particolarmente convincenti. Grazie alle innegabili abilità seduttive di Etelka, siamo riusciti a raggiungere e perquisire la stanza dell’erborista, trovando parecchi libri interessanti, oltre ai famigerati avvisi di taglia, alcune pergamene runiche e ad uno strano pugnale di foggia imperiale. Ma, nel frattempo il cadavere di Domenico era stato ritrovato, e le porte del Tempio e dell’Università chiuse!… Mentre le guardie ispezionavano il tempio e interrogavano i presenti, abbiamo disperatamente cercato una via di fuga alternativa, ma senza esito… Alla fine, siamo stati braccati da un paio di guardie nel giardino, dove ci siamo divisi, dandoci ad una precipitosa fuga: non dimenticherò mai la mia corsa a perdifiato nei corridoi, con i pesanti libri di Domenico tra le braccia, e il rumore dei fischietti delle guardie alle mie spalle… Sono entrato in un aula gremita di studenti, urlando e fingendo che ci fosse un incendio in biblioteca, ma la mancanza del fumo rendeva la mia messinscena poco credibile: forse aveva davvero ragione Walter, quando voleva incendiare un paio di coperte, ma avevo troppa paura di appiccare davvero un incendio in un posto sacro come questo, per ascoltarlo. Sono riuscito a raggiungere una finestra al pianterreno e a buttarmi di sotto, insieme ai libri, ma la mia fuga è durata poco, e sono stato arrestato in piazza, dove i miei tentativi di corrompere le guardie non hanno portato a nulla.
Poi, ho scoperto che la fuga non era riuscita nemmeno a Stephen, braccato in cima al muro di cinta del giardino del tempio. Solo in seguito, dopo che ci hanno portato in cella insieme ad altri indiziati, abbiamo scoperto che Walter è Etelka avevano provato a scavalcare il cancello del giardino, e che la donna era riuscita a fuggire, mentre Walter era stato bloccato, ma è comunque riuscito a cavarsela corrompendo le guardie che lo hanno immediatamente liberato.
Ma, quel che è peggio, io portavo con me alcuni oggetti altamente compromettenti, trovati nella stanza di Domenico, come il cofanetto pieno di bulbi oculari e un libro di stregonerie, con la copertina in pelle umana!… Inoltre Stephen aveva in tasca i nostri avvisi di taglia e altri fogli scritti nel linguaggio del Catai, sicuramente legati alle Potenze Oscure… Temo che non vedrò mai più la mia amata patria, l’Impero, e che morirò imprigionato o impiccato qui (o peggio, sul rogo). Non ho idea di cosa dire a chi mi interrogherà, né cosa ci aspetta, ma temo il peggio…

Io e Stephen ci siamo accordati per dare almeno la stessa versione dei fatti, ovviamente cercando di “alleggerire” la nostra posizione, ma la nostra impressione è che ai giudici non interesserà la verità, ma che cercheranno semplicemente un potenziale colpevole: un capro espiatorio su cui gettare la colpa dell’omicidio del professore. E tutti gli indizi portano a noi…

Il tempo in cella trascorre monotono, nonostante il timore e l’ansia per il futuro. Mentre aspetto, ho riflettuto molto sui recenti avvenimenti della mia vita, e sono riuscito ad incastrare alcuni “pezzi” di uno strano e inquietante mosaico: i due demoni (quello del cuore nero e quello di Domenico) erano entrambi legati al Dio Oscuro conosciuto con il nome di Tzeentch e, sebbene il secondo fosse più concreto e tangibile, erano estremamente simili nell’aspetto. Inoltre, alcuni dei documenti trovati nello studio del Loiola (e una veste rituale, con strani ideogrammi) erano scritti nella lingua del Catai, e questo lo lega indissolubilmente ai destinatari della cassa di pece, dentro cui avrebbe dovuto esserci il cuore nero. Forse, distruggendo il cuore, abbiamo rallentato qualche disegno oscuro, ma non possiamo certo sperare di aver fatto fallire i piani di questa setta segreta. Mi piacerebbe indagare e scoprirne di più, ma credo che la fine si avvicini…


3 Sommerzeit
Abbiamo parlato con il nostro avvocato, procuratoci da Etelka e Frida, ma il suo giovane volto e le sue parole ci fanno nutrire poche speranze… La tesi dell’accusa mi inquadra come un losco mago dedito alle arti occulte e oscure, e vede Stephen come il mio braccio destro. Se guardo le cose con un occhio obiettivo, devo ammettere che la tesi regge: le prove sono tutte contro di noi. Non possiamo certo parlare di demoni e Potenze Oscure in tribunale: sarebbe come firmare la nostra condanna a morte, sul rogo. L’unica - magrissima - consolazione, e che i nostri compagni fuori dalla cella dovrebbero cavarsela… Ma, per me e Stephen, credo che la fine si avvicini!

Non capisco perché mi hanno lasciato il mio diario: se davvero fossi un terribile negromante, non avrebbero dovuto lasciarmi un libro, né tantomeno la capacità di parlare o gesticolare. Non comprendo, ma almeno posso sfogarmi scrivendo queste poche righe, nella quasi totale oscurità della nostra cella…


4 Sommerzeit
Non riesco a dormire. Domattina ci sarà il processo. I  nostri penosi tentativi di sviare la colpa su qualcun altro non sono andati a buon fine e, forse, è giusto così: sebbene la nostra innocenza sia reale, non sarebbe stato giusto guadagnarla facendo ricadere la colpa su altri innocenti…

E’ mattina. Sento dei rumori di numerosi passi: stanno venendo a prenderci, per l’interrogazione e il processo. Confido in Verena, la dea della giustizia…

Condannato a morte. Non potevo sperare in qualcosa di diverso, visto che tutti gli indizi erano contro di noi, eppure stento ancora a crederci. Non posso biasimare il nostro avvocato, che è stato un po’ troppo pomposo nell’arringa finale, ma sicuramente bravo. Stephen si è preso 5 anni di carcere. Ma tra un mese, a partire da oggi, io sarò bruciato sul rogo. Onestamente non capisco perché vogliano aspettare tanto, prima della mia esecuzione, ma credo che vogliano estorcermi una confessione completa, e magari il nome di altri cultisti. E temo di sapere come cercheranno di avere queste informazioni… Che Shallya abbia pietà di me…


[ultimo foglio]
Le mani mi tremano, ancor più che dopo la lettura della sentenza del processo!… C’è ancora una speranza!… Uno dei tre giudici ha voluto parlarci in privato, prima che io e Stephen fossimo condotti nel carcere di massima sicurezza di Akabaraz, e ci ha confidato di essere una delle ultime spie dell’Impero, presenti a Marienburg!!! Ci ha consegnato dei minuscoli attrezzi da scasso, che ho lasciato ingerire a Stephen, e che dovranno servire per la nostra fuga. In questo modo, potremo contattare un'altra spia dell’Impero, che attualmente dovrebbe trovarsi in prigione, proprio ad Akabaraz: si chiama Aldred, e lo riconosceremo da un tatuaggio a forma di cuore sul polso sinistro. Inoltre, in cella con noi, ci saranno anche Frida, Etelka e Walter, che sono stati giudicati colpevoli di favoreggiamento e condannati a un mese di carcere e qualche frustata. Prima ci congedarci, il giudice ci ha detto che, per uscire poi dalla prigione, dovremo cercare di utilizzare i sotterranei, che in passato venivano usati per abbandonare i mutanti e lasciarli al loro destino: non sarà un paradiso, ma qualunque strada, ai miei occhi, è migliore della morte sul rogo!…

Stanno trafficando con la serratura. Tra poco saremo liberi. O meglio, liberi di uscire da questo bugigattolo, e di cercare Aldred e poi una via di fuga, attraverso i sotterranei. Riuscirò davvero a rivedere il cielo? Walter sembra eccitato e sostiene di essere sul punti di aprire la porta. Io sono pronto…

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